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“Le piante possono contribuire a ridurre l’inquinamento dentro casa, oltre ad abbellirla e a ridurre lo stress psicologico”. 
Abbiamo incontrato Rita Baraldi (Istituto di Biometeorologia del Consiglio Nazionale delle Ricerche) esperta dei rapporti tra suolo, pianta e atmosfera, per capire quale ruolo può giocare la presenza del verde nel contrastare l’inquinamento.

Alcuni studi dimostrano, infatti, che il verde rappresenta uno degli strumenti più importanti per attenuare l’inquinamento atmosferico in città e che “più è esteso, maggiori garanzie offre in tal senso”. Ecco perché sarebbe fondamentale, quando si fa un piano urbanistico, considerare il verde alla stessa stregua dell’edificato: “se progetto di costruire un condominio, devo progettare allo stesso tempo un’area verde vicina”. Poiché siamo ormai in grado di calcolare quale impatto le nuove abitazioni e l’attività umana producono in termini di CO2, possiamo di conseguenza calcolare anche quante e quali piante è necessario inserire per compensare queste emissioni. Non solo quindi un’attenzione alla quantità, ma anche alla qualità? Non c’è dubbio. La Baraldi conferma che la tipologia di piante e la manutenzione sono gli elementi fondamentali per avere risultati efficaci. “Se la pianta non vive in condizioni buone se non ottimali per la propria crescita, non esplica neanche tutti i benefici ecosistemici che può fornire all’ambiente”.
Quindi la manutenzione del verde già esistente e la progettazione di nuovo verde devono andare di pari passo. Non solo, anche le specie che si scelgono e come si dispongono sono passaggi essenziali: le siepi, ad esempio, andrebbero disposte a mò di barriera ad altezza uomo, per proteggerlo dall’esposizione e quindi dal danno. Così come sarebbe necessario prevedere sia piante caducifoglie, efficaci durante l’estate perché le foglie filtrano l’aria, che specie sempreverdi che agiscono anche d’inverno contro le polveri sottili.
Si parla molto di inquinamento esterno ma noi passiamo molto tempo in ambienti chiusi, a casa, a scuola, a lavoro: abbiamo chiesto quindi se le piante possono aiutare anche a contrastare l’inquinamento “indoor”, cioè interno, molto spesso altrettanto elevato. La Baraldi conferma che “come per l’esterno, non possono risolvere da sole il problema, ma possono dare un contributo importante e quantificabile”. Il segreto è affiancare alla presenza di piante alcune buone pratiche che tutti noi possiamo facilmente mettere in atto: ad esempio, acquistare mobili eco-friendly, cioè privi di sostanze tossiche, utilizzare prodotti per la pulizia della casa più naturali, aprire le finestre per garantire ricircolo d’aria nelle ore in cui c’è meno traffico, informarsi sui nuovi sistemi di filtraggio di aria che stanno nascendo sul mercato. “E poi curare il verde che uno ha: fortunatamente l’aria non ha confini, non possiamo costruire muri per contenere l’aria e quindi intervenire sul mio giardino, il mio terrazzo o il mio tetto, piantando ad esempio piccoli alberi o arbusti, significa fare la differenza come cittadino”. Basti pensare che a Bologna quasi il 50% del verde della città è privato. “È stato inoltre dimostrato che vivere in un ambiente verde migliora l’attività lavorativa e diminuisce lo stress”. Un motivo in più per spingere amministrazioni, aziende e cittadini ad andare insieme in questa direzione.

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